Perchè i bei libri sono come una tazza di cioccolata calda,

inebrianti ed avvolgenti ….

domenica 27 dicembre 2015

ALLA SCOPERTA DI NUOVI MONDI CON FEDERICA LEVA



ALLA SCOPERTA DI NUOVI MONDI CON FEDERICA LEVA

Tresan, figlio cadetto del Sopracavaliere di Misrenea, non sembra destinato a un futuro di onori e grandezza.
Studioso per natura e poco portato per le armi, pare condannato a dover servire come attendente il fratello maggiore Rupens, erede del titolo, prediletto dal padre e apparentemente perfetto.
Tuttavia, una serie di profezie collegate a un passato antichissimo, aiuteranno Tresan a capire quanto la sua esistenza sia tutt'altro che ininfluente...

Basta fare una veloce ricerca sul Web per accorgersi di come Federica Leva non sia una novellina nel mondo della scrittura, avendo già all'attivo diverse pubblicazioni e partecipazioni a concorsi.
Tutta questa esperienza è stata sicuramente messa a frutto nella stesura di Echi delle Terre sommerse che, pur essendo il suo primo Fantasy di una certa lunghezza, è un romanzo appassionante e ben costruito.
Non è facile creare un mondo ex novo partendo da zero, eppure Federica ce l'ha fatta abbandonando le ambientazioni standard per una più originale e bucolica: un arcipelago di isole indipendenti tra loro, ma unite da una fitta ragnatela di intrighi e complotti.
In questo scenario così particolare si muove un protagonista per certi aspetti molto “classico” (si tratta del tipico ragazzino inesperto in una fase di crescita), in grado con la sua spontaneità e simpatia, di conquistarsi in fretta l'affetto e la stima del lettore.
Particolarmente interessanti sono le dinamiche che caratterizzano il rapporto tra Tresan e il padre; pur essendo uniti da un affetto sincero questi due uomini, come avviene spesso anche nella vita reale, non riescono mai a parlarsi apertamente, superando così il muro di incomprensioni e silenzio che li divide. 
A rendere davvero particolare questo libro però è la sua imprevedibilità.
Da un certo punto in poi si crede di aver capito quale piega prenderà la storia... e invece ci si trova di fronte a uno scenario completamente differente, un discorso analogo vale per alcuni personaggi; si pensa di conoscerli e alla fine sorprendono sempre.
L'originalità della trama e dello sviluppo, uno stile curato e un vocabolario molto ricco fanno di Echi delle terre sommerse un'ottima lettura sia per gli amanti del Fantasy tradizionale, che per chi predilige l'intrigo politico, oltre a dimostrare chiaramente il talento di questa giovane autrice, a cui auguriamo una grande fortuna.
Ely




sabato 24 ottobre 2015

NOBUTA WO PRODUCE


NOBUTA WO PRODUCE

Shuji Kiritani e Akira Kusano non potrebbero essere più differenti.
Shuji incarna lo stereotipo dello studente modello giapponese educato gentile e ben inserito, ma in realtà è profondamente cinico, incapace di affezionarsi davvero a qualcuno.
Akira viceversa si comporta come un totale outsider (anche se di buon cuore), sopra le righe e stravagante in tutto ciò che fa, per questo fondamentalmente molto solo.
Le loro vite scorrono su binari opposti fino all'arrivo nella loro classe di Nobuko Kotani, una ragazza con abnormi problemi di timidezza, abituata sin da piccolissima a subire passivamente emarginazione e bullismo.
Come da copione, Kotani viene immediatamente presa di mira da un gruppo di compagne, Shuji e Akira, per una serie di coincidenze, la salvano con un trucco dall'ennesima angheria e la spronano a reagire alle molestie, ottenendo però un netto rifiuto da parte della ragazza, convinta che qualsiasi cosa faccia non cambierà mai nulla.
Shuji allora ha un'illuminazione: se è vero il presupposto per cui “Anche un prodotto mediocre con la giusta pubblicità viene apprezzato” Kotani, con qualche accorgimento, potrebbe diventare popolare e accettata.
I due decidono così di diventare in segreto i suoi "produttori”, occupandosi di tutto quanto riguarda la sua ascesa sociale nel mondo scolastico, ma qualcuno nell'ombra cerca di sabotarli...

Raccontata in poche parole la trama di “Nobuta wo produce" può non sembrare nulla di speciale, affrontando temi già visti e rivisti in altri lavori di animazione e sceneggiati made in Japan.
Dunque cosa spinge un telespettatore a seguire tutta la serie, convivendo pacificamente coi sottotitoli in inglese, non sempre ben sincronizzati rispetto ai dialoghi?
Basta guardare tre puntate per avere la risposta: I personaggi.
Dopo il terzo episodio infatti diventa impossibile non immedesimarsi in Shuji, perennemente in bilico tra essere e non essere, alla ricerca di sé stesso in un mondo dove sembra contare solo la “facciata di cortesia" che si è costruito nel corso degli anni.
Parimenti non si può non restare toccati e commossi dalla gioia di Kotani, quando scopre la differenza abissale tra il sopravvivere come un'automa, e il vivere una vita degna di questo nome con accanto dei veri amici.
A lasciare senza fiato però è l'evoluzione di Akira; presentato come un bambinone indeciso, pian piano cambierà sino a diventare un ragazzo maturo, capace di assumersi determinate responsabilità, consapevole dei propri sentimenti e in grado di lottare per amore. 
Arriverà al punto di minacciare Shuji, suo unico e migliore amico, (anche se col consueto modo di fare originale e divertente) qualora deridesse Kotani solo per mantenere la propria reputazione di leader bello e carismatico. 
Oltre a una caratterizzazione dei personaggi eccellente, "Nobuta wo produce" vanta un ritmo narrativo veramente ben gestito, con una storia che parte in sordina, per dare modo allo spettatore di abituarsi a un contesto di vita tanto diverso dal nostro, e piano piano cresce fino a trasportarlo in un mondo che dispiace tantissimo dover lasciare.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dal dialogo frizzante e vivace, ricco di momenti comici forse un po' surreali per il gusto europeo, ma comunque riuscitissimi anche grazie al perfetto gioco di sguardi tra Kamenashi e Yamashita, all'epoca giovanissimi, oggi star a tutto tondo in patria. 
In "Nobuta wo produce" è evidente come niente sia lasciato al caso: dalla gestualità e modo di muoversi dei protagonisti, alle luci, fino ai cambi di registro improvvisi e spiazzanti; per cui nel giro di pochi istanti si passa da situazioni comiche, a momenti ad altissimo impatto emotivo in cui i personaggi fissano la macchina da presa e ci spalancano il proprio cuore.
Se lo scopo evidente in “Life ijime” era quello di scioccare, in questo lavoro intriso di dolcezza, malinconia e amore ci sono infiniti livelli di lettura: dal capire quali siano i giusti valori da perseguire nella vita (amicizia e sincerità prima di tutti), passando per l'importanza della bellezza interiore su quella esteriore (Kotani pur essendo esteticamente brutta trabocca di bontà d'animo e compassione per gli altri) per finire con quanto il vero amore possa far soffrire e crescere una persona.
Semplicemente stupendo.

Ely









domenica 18 ottobre 2015

FANTASY AND CREATIVITY TAG


Raccolgo con piacere il TAG inviatomi da Federica Leva.

1) Qual'è il momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Non ne ho uno preferito; l'idea su quale libro recensire, così come l'incipit adatto per un articolo possono arrivarmi in qualsiasi momento. 
Il problema è quando magari l'ispirazione giusta mi viene mentre sto facendo altro e non posso dedicarmi alla scrittura...

2) Preferisci avere musica in sottofondo o silenzio quando scrivi?

Dipende molto dal contesto e dall'umore; in generale se sono felice e rilassata mi piace isolarmi dal mondo ascoltando musica a tutto volume mentre scrivo. 
Viceversa, se sono di cattivo umore o sotto stress e ho bisogno di concentrarmi a tutti i costi, preferisco il silenzio assoluto. 

3) Come e dove trovi l'ispirazione?

Per questa domanda non posso non citare una frase del mitico Stephen King "Non esiste l'isola delle idee o dei Bestseller sepolti, l'ispirazione può arrivare da qualunque cosa", ed è assolutamente vero. 
Giusto ieri mi è caduto l'occhio su uno dei tanti libri che ho in camera, e mi è venuta l'idea per una nuova rubrica qui sul blog. 

4) Ti è sempre piaciuto scrivere o hai scoperto dopo questo piacere?

Da bambina scrivevo molto, soprattutto poesie (che venivano declamate a ogni riunione di famiglia), crescendo questo amore si è un po' offuscato, per poi tornare a trovarmi a sorpresa un paio d'anni fa. 

5) Un personaggio o una storia che avresti voluto fosse frutto della tua creatività. 

Senza la minima ombra di dubbio L'ombra dello scorpione di Stephen King, un romanzo che mi ha toccato come pochi altri hanno saputo fare. 
Sul personaggio non saprei, ce ne sono tantissimi... ma nutro un affetto particolare per Roland di Gilead protagonista indiscusso de la serie La torre Nera di Stephen King .


6) Un romanzo, una canzone e/o un film che ti rappresenta.



Per quanto riguarda la canzone sicuramente "You learn" di Alanis Morrisette. 
Per quanto riguarda il romanzo... direi Jane Eyre, la protagonista è un esempio perfetto di come la propria nascita conti fino a un certo punto, se non si possiedono altre qualità come la determinazione e l'intelligenza.

7) Un romanzo, una canzone e/o un film che secondo te tutti dovremmo leggere, ascoltare e vedere almeno una volta.

Per quanto riguarda il romanzo sicuramente Il signore degli anelli di Tolkien, capostipite di un genere e dalla potenza evocativa immensa. 
Dl film ce ne sono tantissimi, ma se proprio devo scegliere direi "Il discorso del re" col bravissimo Colin Firth.

8) Un romanzo che ti ha sorpreso e uno che ti ha deluso e perché.

Sicuramente Romeo e Giulietta di Shakespeare, non avevo mai letto un testo teatrale, e sono rimasta davvero sorpresa di quanto, nonostante la scrittura non proprio semplicissima, la sua prosa sia appassionante e scorrevole. 
Per quanto riguarda le delusioni direi  I pilastri della Terra, si tratta di un libro ben scritto, appassionante quanto basta, ma da questo a decantarlo come uno dei capolavori del secolo, mi sembra davvero eccessivo. 
Senza contare che Follett, come altri suoi colleghi, quando non sa bene come sviluppare la trama ricorre a scene di sesso gratuite, messe lì tanto per. 

9) Qual'è stato il tema della tesina della maturità e/o della laurea che hai scelto? Ti sei pentito di questa scelta?

Oddio, dalla maturità sono passati 14 anni e non ricordo proprio su cosa avessi fatto la tesina... forse la comunicazione? Per quanto riguarda la tesi di laurea (che sto scrivendo proprio in questi giorni), come argomento ho scelto il ruolo della demagogia in politica. Pentita? No, perché anche se quando l'ispirazione non viene avrei voglia di mollare tutto, trovo sia un tema molto interessante.

10) Quale strumento musicale ti piacerebbe imparare a suonare? O suoni già ?

Ho fatto sei anni di chitarra classica, di cui cinque in una piccola scuola di musica vicino a casa e il sesto all'Accademia Nazionale della musica di Milano, e sono stati i sei anni più belli della mia vita, poi anche per motivi di salute ho dovuto smettere... ma penso spesso che mi piacerebbe ricominciare, magari solo per divertimento e con ritmi più "leggeri". 
Oltre alla chitarra suonicchio un pochino il pianoforte, e mi piacerebbe molto imparare il violino, ma mi hanno detto che senza un insegnate è difficilissimo :(

11) Una fotografia e/o un dipinto che secondo te parla da solo. 

Non mi intendo molto di arte, ma ho sempre avuto un debole per "Lezione di musica" di Fragonard, non so perché :P

12) Una poesia carica di significato.

L'albatros di Charles Baudelaire, perché coniuga al suo interno molti sentimenti diversi; dalla bellezza delle descrizioni, alla bassezza dell'animo umano che deride un uccello solo perché sulla terra sembra goffo e sgraziato, rispetto a quando volteggia nel cielo. 

13) Blog che raccomandi ai tuoi followers.

Ok, lo ammetto, a causa del poco tempo a disposizione non riesco mai a dedicarmi alla lettura dei blog quanto vorrei, ma sicuramente consiglio quello di Federica Leva (http://blog.studenti.it/federicaleva/fantasy-and-creativity-tag/). 

Ely


martedì 29 settembre 2015

LIFE IJIME




Prima di iniziare la recensione vera e propria, una piccola premessa; il lavoro di cui parliamo oggi si occupa del sistema scolastico giapponese, per molti aspetti diverso dal nostro.
Anzitutto gli esami non si svolgono alla fine ma all'inizio di ogni ciclo scolastico; quindi per entrare alle superiori medie e elementari bisogna sostenere un test di ammissione.
Soprattutto, se da noi essere bravi studenti dà chances in più nel mondo lavorativo però nessuna certezza, in Giappone un curriculum di studi eccellente diventa imprescindibile e fondamentale per chiunque voglia svolgere un lavoro di buon livello, assicurarsi una certa stabilità economica e godere di prestigio in società.
Dati questi presupposti, gli adolescenti giapponesi tra i quattordici e i diciassette anni sono sottoposti a una pressione enorme, sia da parte delle scuole che impongono una rigida disciplina, oltre a carichi di studio abnormi (spesso di tipo puramente mnemonico), sia da parte dei genitori, per cui avere come figlio uno studente mediocre significa dover mantenere a vita un futuro fallito. 
Per sfogare in parte tutto questo stress si ricorre al fenomeno dell’Ijime.
L'Ijime è una forma di bullismo di gruppo applicato in modo maniacale e sadico, il cui scopo consiste nel provocare il totale esaurimento psicologico e la morte sociale di una persona ritenuta per una qualsiasi ragione più debole, diversa, dunque inadatta alla competizione, o all'opposto una rivale difficile da superare.
Proprio a questo tema controverso e doloroso è dedicato lo sceneggiato (Dorama, in lingua originale) che andiamo a recensire, tratto a sua volta dal bellissimo manga Life di Keiko Soenobu, famoso nell'ambiente per Il modo crudo e drammaticamente realistico con cui ha affrontato questa pratica brutale e ingiusta, vera piaga della società nipponica e non solo.



                                            LIFE IJIME


Ayumu Shiba e Shinozouka Yunko sono grandi amiche e frequentano insieme la terza media, come tante loro coetanee devono decidere a quale istituto iscriversi e superare il relativo esame di ammissione.
C'è' un problema però: Ayumu non eccelle nello studio, viceversa Yunko è bravissima.
Terrorizzata all'idea di separarsi dalla sua amica più cara, Ayumu si impegna fino allo sfinimento per riuscire a entrare al Nishidate, il liceo molto duro e selettivo scelto da Yunko.
Ironia della sorte, lei viene ammessa e Yunko no, ma quella che in teoria dovrebbe essere una bella notizia si trasformerà nell'inizio di un incubo...

Chi non ama particolarmente le produzioni del Sol Levante potrebbe giustamente chiedersi perché investire tempo ed energie guardando un adattamento in giapponese, senza nemmeno i sottotitoli in italiano (gli unici disponibili per ora sono in francese, inglese e spagnolo), ma dopo due puntate questi interrogativi svaniscono, dato che si viene completamente risucchiati nella storia. 
Infatti, nonostante il tema trattato non sia allegro, i giovani attori che recitano sono bravissimi e il ritmo narrativo davvero ben gestito, per cui non mancano svolte e colpi di scena che facciano trattenere il fiato allo spettatore. 
Proprio queste caratteristiche permettono a Life Ijime di trasmettere emozioni fortissime; per undici puntate ci si immedesima totalmente nel dramma della dolce Ayumu, all'inizio ben inserita e felice, poi per un banale malinteso letteralmente brutalizzata dalle compagne di classe. 
Chiunque abbia subito atti di bullismo non potrà non ritrovare negli atteggiamenti di Manami e delle sue amiche dinamiche conosciute: l'accanimento, il bisogno costante di inventare nuovi pretesti per giustificare il proprio modo di agire, altrimenti insensato e soprattutto l'indifferenza; ovvero la consapevolezza che nessuno ci aiuterà, se non siamo noi a volerlo per primi.
Anche Ayumu dopo tanta sofferenza comprende di avere diritto a vivere una vita normale e felice.
Inizia così una ribellione in piena regola, che le restituirà poco a poco la libertà e la spensieratezza, aiutando anche alcuni suoi compagni di classe (fino a quel momento complici silenziosi negli abusi) a comprendere quanto trarre divertimento dalla sofferenza altrui sia profondamente sbagliato, e che solo dimostrando un minimo di cuore e pietà per chi viene ingiustamente deriso ci si comporta come esseri umani, e non come animali in grado di capire solo la legge del branco.
Life ijime avvince, sciocca, porta alla memoria ricordi che vorremmo restassero sopiti, contemporaneamente trasmette un messaggio di fiducia e amore per sé stessi bellissimo: nessuno deve subire passivamente questa crudeltà e se il bullismo può diventare una gabbia soffocante, la chiave per uscirne sta nel coraggio di confessare ad alta voce ciò che si sta vivendo e avere fiducia nelle persone che ci amano davvero e saranno felici di aiutarci.
Merito di questo piccolo capolavoro, e prima ancora del fumetto della Soenobu, è  stato denunciare e condannare senza appello una situazione che tante, troppe persone (anche qui in Italia) scelgono di non vedere vuoi per codardia, vuoi per semplice stupidità e far riflettere su come l'omertà sia uno dei mali peggiori della nostra società e come tale vada sempre combattuto.



Ely

mercoledì 16 settembre 2015

NUOVE VOCI

NUOVE VOCI



Buongiorno a tutti!
Oggi su Cioccolata di parole inauguriamo la rubrica Nuove Voci, dedicata ad autori e autrici Self approdati da pochissimo sul mercato.
Precisamente, siamo in compagnia di Sebastian Da, presente col suo Casta Nera da pochi giorni su Amazon e nei principali stores on line. 

Cioccolata di parole: CDP
Sebastian Da: SD

CDP: Ciao Sebastian, grazie mille per aver accettato di partecipare a questa nuova iniziativa del mio blog, sei stata gentilissima.
Lo scopo di questo spazio, oltre a parlare dei romanzi appena usciti, e' quello di conoscere meglio chi, come te, si accosta per la prima volta al mondo dell'editoria Self.
Vogliamo appunto sentire la vostra voce.
Bene, direi di partire subito con la prima domanda: Ci parli un po' dei tuoi interessi?
SD: Ciao e grazie per la bellissima opportunità che mi hai dato. Allora i miei interessi sono pochi, ma buoni. Adoro leggere, ascoltare musica, e perdermi a guardare serie televisive.
CDP: Sicuramente la lettura ha un ruolo di primo piano tra i tuoi hobby, vuoi dirci quali sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzata e perché?
SD: Dunque, il mio primissimo libro è stato Piccole Donne, avevo poco più di 7 anni, poi mi sono ricreduta… e sono passata al macabro! Ho amato e continuo ad amare tutt'ora, il re indiscusso dell’horror Stephen King. King è stato un narratore importante nella mia vita.
Amo leggere anche P. Cornwell, L.K. Hamilton, J. Ward. senza trascurare i classici. Da Verga a Manzoni, Hesse, Hemingway, Poe, Lovercraft... e mi fermo, altrimenti non finisco più.
CDP: Com'è iniziata la tua avventura nel mondo Self? Che  sensazioni hai  al riguardo? (ti senti emozionata, impaurita... ) E cosa pensi che ti possa dare questa esperienza, al contrario, qualcosa ti preoccupa in modo particolare?
SD: Sono molto emozionata, quando ho terminato il manoscritto l’ho passato a una mia carissima amica, Maria Biasi, che mi ha aiutata nell'editing, e devo dire che vederlo al “grezzo” su un altro Kindle mi ha messo una certa sensazione di piacere.
CDP: Vuoi parlarci del tuo lavoro, magari facendo una breve sinossi? Hai pensato di strutturarlo come un episodio singolo, o fa parte di un progetto più complesso, come una saga?
SD: Non mi fermerò al volume singolo, perché i personaggi pur non essendo tanti hanno ognuno la propria storia da raccontare. Quindi si, credo che andrò avanti ancora per molto. Devo dire che il primo, Casta Nera, l’ho scritto a singhiozzi. Invece il secondo, mi sono resa conto che si è scritto da solo.
Casta Nera, è appunto il titolo del mio romanzo d'esordio, dove conoscerete, Adelaide Dobovoir, un medico legale bello e sexy da morire. È al servizio dell’ FBI della Louisiana, New Orleans, dove insieme al capo del distaccamento crimini violenti, conduce alcune indagini su morti cruente C’è un però... nel buio nascosto, c’e un assassino, ma non un semplice umano. Un non morto. Adelaide è combattuta, tormentata dagli incubi e da un passato davvero scomodo.
Forse riuscirà a venirne fuori, salvaguardando la razza umana.
CDP: Portare a termine la stesura di un libro non è un'impresa facile, ti senti di dare qualche consiglio particolare a chi magari sta iniziando adesso a scrivere la sua storia e ha paura di incappare nel terribile “blocco dello scrittore”?
SD: Io fortunatamente il famoso blocco, non lo conosco. La mia storia è stata prima scritta tutta in testa. Mi sono immaginata le scene, i dialoghi, i personaggi e le location, tutto durante lo svolgimento della vita quotidiana. Vorrei dire a chi sta per intraprendere questa strada, di non farsi prendere dal panico. Se vedete che le dita sulla tastiera non si muovono più, allora accendete lo stereo. La musica rock aiuta moltissimo almeno a me. Uscite e camminate, immaginate davanti a voi, i vostri personaggi, costruiteli e parlate con loro. Saranno proprio loro a guidarvi, vi porteranno per mano.
CDP: Sicuramente saprai che oggi il mercato Self e' molto affollato (anche di testi di cattiva qualità purtroppo), secondo te per quale motivo i lettori dovrebbero acquistare proprio il tuo romanzo e non quello di uno qualsiasi dei tuoi concorrenti? Cosa lo rende una lettura diversa e meritevole del tempo e del denaro di chi legge?
SD: Non mi sento né una grande scrittrice, né tanto meno la migliore. Il mio romanzo, avrà sicuramente qualche errore ortografico, oppure qualche errore di battitura, e di questo chiedo scusa in anticipo a tutti i lettori che mi hanno dato (e mi daranno) fiducia, acquistando Casta Nera. Però credo che la storia meriti di essere letta, per il semplice fatto, che anche se siamo buoni, sorridenti dolci e gentili, abbiamo dentro di noi quel maledetto lato oscuro, che arriva all'improvviso, che ti fa capire che sei una persona migliore, ma che nell'oscurità vive meglio.
CDP: C'è qualche aneddoto, successo durante la stesura che ti va di raccontarci?
SD: Solitamente scrivo di notte, mia figlia ha 5 anni, e come tutte le bambine ha bisogno di mamma. Quindi quando lei dorme io scrivo... fino all'alba anche, senza mai mollare la tastiera. Una notte, stavo scrivendo di una scena, mi sono così fatta prendere dalla foga, che non sono riuscita a smettere. Quando mi sono finalmente resa conto di essere un pochino assonnata, la sveglia segnava le 8 del mattino! I Queen e gli Ac/Dc mi danno cosi tanta carica che non mi fermo.
CDP: C'è un messaggio particolare, o un tema che ti sta particolarmente a cuore e che pensi possa aver influenzato Il tuo modo di scrivere?
SD: Sono sempre stata una ragazza un pochino fuori dalle righe, infatti alla soglia dei quasi 40 anni, mi sento ancora un pochino strana. Guardando le altre mamme, pettinate, truccate educate ed eleganti. Io mi vedo diversa, perché sono diversa. Ho dei tatuaggi, dei piercing fumo e dico le parolacce. ma credo di essere una brava madre, perché la mia piccola Kendra, ha la tessera della biblioteca e della ludoteca. Noi passiamo i pomeriggi a sfogliare libri sul tappeto di casa. non giochiamo con le barbie, ci divertiamo con l’odore dei libri. Ecco, io sono cresciuta in questa maniera, e mia figlia sta crescendo come me. Ho sempre adorato streghe maghi vampiri, licantropi  e leggende. Per questo adoro Harry Potter, Supernatural, streghe, e tutto quello che è un pochino come dire… Dark. 

Bene, ringraziamo di cuore Sebastian Da per la cortesia e le facciamo un grosso in bocca al lupo per la sua carriera di scrittrice

Ely







martedì 15 settembre 2015

DANIELLE STEEL ALL'ITALIANA


DANIELLE STEEL ALL'ITALIANA

Francesca Collins è una giovane donna sensibile e intelligente, ma quando acconsente a una notte di passione con uno sconosciuto non sa che quel momento segnerà l'inizio di qualcosa di molto speciale...

Che cosa hanno in comune Tiziana Lia, autrice Self di origini romane e Danielle Steel, indiscussa regina della narrativa Romance mondiale?
Sicuramente la capacità di creare delle belle letture; infatti Ai confini del cuore, nonostante qualche svista nell'editing, una volta aperto si rivela un romanzo davvero ben fatto, che si legge tutto d'un fiato.
Artefice di questo successo senza dubbio la trama, sviluppata con intelligenza ed equilibrio, in cui l'elemento Romance è sì presente, ma non onnipresente fino a diventare stucchevole, o peggio (come accade in altri lavori), sfociare nell'assurdo.
Questa gestione "parsimoniosa" del lato rosa permette di approfondire maggiormente la psicologia e le dinamiche tra i vari protagonisti, dando corpo e spessore alla trama. 
I personaggi, credibili e ben strutturati, sono un altro punto di forza di questo lavoro; risulta molto facile immedesimarsi nelle ansie di Francesca, una madre single con alle spalle un passato difficile, o di Ray medico sull'orlo del divorzio e padre di due bambine. 
Un ultimo tocco di classe viene dato dallo stile preciso e dal vocabolario, che rappresenta un ottimo esempio di come una prosa semplice e scorrevole possa anche essere varia ed evocativa.
Volendo trovargli un difetto si potrebbe dire che il finale non riserva troppe sorprese, ma per il resto davvero nulla da eccepire!

Ely




lunedì 24 agosto 2015

OBSIDIAN E L'ARTE DEL CLICHE'



OBSIDiAN E L'ARTE DEL CLICHÈ


Dopo aver assistito all'agonia del padre morto di cancro, la sedicenne Katy si stabilisce con la madre in West Virginia per cercare di rifarsi una vita e recuperare un po' di serenità.
Viene subito conquistata dal fascino del suo vicino di casa Daemon Black, ragazzo bellissimo e apparentemente normale, che però nasconde un enorme segreto...

Reso celebre a livello planetario dalla serie Twlight di Stephanie Meyer, il Paranormal Romance è attualmente una delle branche più apprezzate, diffuse e affollate di autori del Fantasy Contemporaneo. 
In questo mare magnum così ampio e variegato si possono trovare sicuramente scritti di qualità, ma anche romanzi meno belli. 
Questo purtroppo il caso di Obsidian di Jennifer Armentrout, primo capitolo della serie Lux composta per ora da otto volumi di cui sei pubblicati in italia, un inedito e uno Spin off. 
Cosa rende Obsidian una lettura poco piacevole e stimolante? 
Anzitutto una storia che segue religiosamente i canoni del proprio genere di appartenenza, senza offrire alcun vero spunto originale o creativo, né a livello di trama né a livello di contesto: c'è un paesino dove tutti si conoscono ma nessuno (o quasi) sembra notare fenomeni stranissimi, c'è una protagonista molto insicura che senza bisogno di fare granché si trova perfettamente inserita tra gli adolescenti del posto, un ragazzo bellissimo non umano, e dulcis in fundo una love story in cui l'amore fortissimo la fa da padrone.
Del resto l'esperienza ci insegna che l'originalità non è fondamentale, e dunque la prevedibilità di questo libro sarebbe ancora il male minore, se a rendere più indigesto il tutto non avessimo caratterizzazione dei personaggi poco approfondita, con contorno di prosa piatta estremamente terra terra, e dialoghi tra Daemon e Katy ripetuti all'infinito su questa falsariga: "Tu mi vuoi", "No non ti voglio", "Sì che mi vuoi".
Questi ultimi, soprattutto proseguendo con il volume successivo, finiscono davvero con l'esasperare il lettore, che a un certo punto comincia a chiedersi quando finalmente faranno sesso, in modo che si possa smettere di parlarne. 
L'attrazione sessuale tra i due protagonisti è evidentissima sin dalle prime battute e purtroppo sviluppata senza molto buon gusto o raffinatezza; abbondano momenti in cui Daemon è a petto nudo, o ci tiene a far sentire a Katy la sua "prestanza" a livello fisico (chi ha orecchie per intendere, intenda), finendo col dare vita a scene e dialoghi che lungi dall'essere romantici o erotici, sono piuttosto un connubio tra il ridicolo e l'imbarazzante.
Oltre al lato Romance in Obisdian abbiamo una trama di stampo fantascientifico, ma anche quest'ultima risente pesantemente delle lacune dell'autrice, finendo col mettere in scena sviluppi, idee e concetti che potevano forse andare bene trent'anni fa, ma che adesso non sono altro che stereotipi e cliché triti e ritriti su quanto la burocrazia e il governo USA possano essere gretti e ottusi nei confronti di creature diverse, anche se fondamentalmente buone e inoffensive. 
Dunque un esordio molto deludente per la Armentrout, che invece di scatenare la sua verve (come ha fatto qualche anno dopo in Dolce come il miele) ha scelto la strada più comoda limitandosi ad attingere a piene mani da situazioni e idee già viste, ma di grande successo commerciale.

Ely



lunedì 17 agosto 2015

UTENA, UN SOGNO AI CONFINI DELLA REALTÀ...



UTENA, UN SOGNO AI CONFINI DELLA REALTA'...

Utena Tenjo, studentessa dell'Accademia Otori è una ragazza molto particolare.
Nonostante si comporti in modo allegro e scanzonato, più simile a un maschiaccio che a una ragazza, la sua infanzia e'stata profondamente segnata dalla morte dei genitori e dall'incontro con un famigerato "principe" che le ha restituito la voglia di vivere, e un modello di comportamento nobile e giusto a cui ispirarsi costantemente.
Anni dopo, superato il trauma la vita di Utena scorre tranquilla, fino al giorno in cui assiste per caso ai maltrattamenti che un compagno di scuola riserva alla propria fidanzata, Anthy Himemya, e senza esitare interviene per difenderla.
Questo gesto, apparentemente semplice, segnerà il suo ingresso in una realtà al di là di ogni possibile immaginazione...

La rivoluzione di Utena o Utena la fillette rivolutionaire e'un anime del 1997, ideato dal gruppo creativo Be-Papas fondato da Kunihiko Ikuhara, nome di tutto rispetto nel mondo dell'animazione giapponese per aver diretto sul piccolo schermo e reso celebri le gesta della "Combattente che veste alla marinara".
Con un simile presupposto Utena non poteva che essere un lavoro riuscito, come in effetti e' stato, inserendosi con prepotenza tra i capolavori di quel genere "filosofico/drammatico-surrealista" portato alla ribalta qualche anno prima da Neon Genesis Evangelion.
Ma che cosa rende speciale questa serie? Prima di tutto le tematiche trattate particolari e controverse (dalla scelta della propria sessualità agli amori saffici, passando per incesto e senso di solitudine), secondariamente una storia che procede a un ritmo costante, avvincendo lentamente lo spettatore fino a trasportarlo in un mondo senza tempo da cui non ci si vorrebbe mai staccare.
Il rapporto estremamente complesso tra Utena, Hunty e Akio riesce da solo a tenere in piedi la storia; a questo vanno aggiunti dei personaggi secondari particolari, ben caratterizzati e credibili.
Nonostante gli argomenti toccati siano molto seri, gli autori sono stati bravissimi nel creare un equilibrio perfetto tra momenti angosciosi e altri di umorismo totalmente nonsense che chi ha apprezzato Slayers non potrà fare a meno di amare, riuscendo in questo modo a far passare il messaggio, senza inquietare o disturbare troppo la sensibilità di chi guarda.
Un ruolo non indifferente viene giocato dalla colonna sonora ricca e curata, dalle sonorità rock-gotiche (particolarmente evocativo Il pezzo Zettai Unmei Mokushiroku), utilissima per sottolineare momenti particolarmente ricchi di pathos e adrenalina.
Ciliegina sulla torta di un lavoro già praticamente perfetto: la scelta azzeccatissima dei doppiatori italiani da Emanuela Paccotto (Un incantesimo dischiuso tra I petali del tempo), a Patrizio Prata (Sailor moon, Saiyuki, Orphen) fino a Davide Garbolino (Yu degli SpettriPokemonPiccoli problemi di cuore), tutti grandi professionisti che con l'espressività delle loro voci hanno reso immortali nella memoria dei fans le serie in cui hanno lavorato.
Su La rivoluzione di Utena ci sarebbe ancora tantissimo da dire, ma preferiamo non farlo per non privare chi non l'ha mai visto della gioia di scoprire poco a poco uno dei più grandi gioielli dell' animazione nipponica. 

Ely





giovedì 6 agosto 2015

QUEL BUON SAPORE DI FANTASCIENZA...

FUGA DA IA

In un futuro remoto, dove pc e Smarthphones sono considerati oggetti preistorici, il mondo è controllato da IA, un'unità onnisciente in grado di dominare sogni e pensieri di tutti gli abitanti della Terra, facendoli vivere in uno stato di apparente felicità e appagamento. 
Ma sotto la superficie qualcosa, o meglio qualcuno sta lottando per cambiare le cose...

Quando si finisce Fuga da IA ci sente molto soddisfatti; non solo per aver letto una bella storia, ma anche per aver scoperto un'autrice come Rossella Romano, il cui talento non ha nulla da invidiare a quello di autori che frequentano regolarmente il mondo blasonato della grandi Case Editrici. 
Nonostante lo spunto non sia dei più originali (il tema distopico è stato ampiamente sviscerato), in ottanta pagine la Romano riesce a creare un mondo complesso e allo stesso accattivante, con delle dinamiche chiare in cui si muovono personaggi a cui è impossibile non affezionarsi.
Il piccolo Tico, dotato di un'intelligenza spiccatissima e di un'anima candida e fiduciosa come solo i bambini sanno averla, Miria e Kio alle prese con la loro storia d'amore tenera e allo stesso tempo appassionata, e infine Gilo, un robot capace di provare veri sentimenti di comprensione e affetto, per questo unico nel suo genere. 
Uno sviluppo solido, uno stile fluido e dei dialoghi ben fatti e credibili (siamo lontani anni luce dalle irritanti conversazioni monosillabiche di alcuni Self), fanno di Fuga da IA un lavoro quasi perfetto, se non fosse per una gestione del ritmo narrativo che porta l'autrice ad accumulare un po' troppi eventi nel finale. 
Quello che colpisce maggiormente nel lavoro di Rossella, al di là dell' evidente bravura nel narrare, è il suo tentativo di creare qualcosa di nuovo e genuino cercando di restare sé stessa, evitando di scimmiottare con pretenziosità autori e opere che vanno per la maggiore. 
Questo risulta evidente sia leggendo i suoi scritti, pieni di strizzatine d'occhio alla cultura Fantasy Undergound degli anni 80 e 90 che ha evidentemente vissuto in prima persona, sia leggendo le sinossi su Amazon, in cui invece di auto celebrarsi come fanno tanti, inserisce piccoli aneddoti relativi alla stesura, dando modo a noi lettori di conoscerla meglio. 
Una scrittrice con la S maiuscola quindi, che terremo sicuramente d'occhio con grande attenzione!!


Ely


domenica 31 maggio 2015

DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

In seguito ad alcune spiacevoli esternazioni che ho visto recentemente, trovo opportuno ricordare che: 

L'articolo 21 della nostra Costituzione stabilisce come tutti abbiano diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto o ogni altro mezzo di diffusione. 
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure. 
Allo stesso modo, l'articolo 19 del "Patto internazionale sui diritti civili e politici" al primo, secondo e terzo comma sancisce che:

 1. Ogni individuo ha diritto a non essere molestato per le proprie opinioni.
2. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta

3. L'esercizio delle libertà previste al paragrafo 2 del presente articolo comporta doveri e responsabilità speciali può essere pertanto sottoposto a talune restrizioni che però devono essere espressamente stabilite dalla legge ed necessarie:

a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui;
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della sanità o della morale pubbliche.

Per tutti questi motivi, Amazon può intervenire esclusivamente nel caso in cui qualcuno nelle recensioni vi offenda in modo pesante ("Tizio/ Caio è stupido/cretino" ecc... ), mini la vostra onorabilità con accuse pesantemente infamanti che vi renderebbero difficile uscire di casa ("Tizia ha rovinato un matrimonio/Caio è colluso con la mafia" ecc... ), diffonda un panico assurdo e immotivato ("Domani moriremo tutti per un attentato/L'ebola si prende leggendo" ecc... ).
Tutto quello che non rientra in questi casi si configura come "opinione personale", ed in quanto tale risulta, da un punto di vista legale, intoccabile.  
Una critica negativa come "Questo romanzo fa schifo perché la storia è banale" può giustamente infastidirvi, sicuramente denota la poca educazione di chi l'ha scritta, ma stante l'attuale legislazione non può in alcun modo essere rimossa, o contestata legalmente né da voi, né da nessun altro, in quanto espressione legittima di un libero pensiero.
Nel mondo Self ho conosciuto delle bellissime persone che ho il piacere di chiamare amiche, ma ho notato che alcuni autori/autrici per evitare recensioni negative (costruttive e non) utilizzano tattiche intimidatorie di tutti i tipi, tra cui la più gettonata è sicuramente "Se dici che la storia è banale, e mi dai solo due stelline su Amazon mi rivolgo al mio avvocato e ti faccio causa!"
Ragazzi non abbiate paura, grazie a Dio non siamo nella giungla dove a comandare è il più forte, né in un regime di dittatura dove a decidere arbitrariamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sono solo un manipolo di persone, viviamo in una democrazia, e le leggi che vi ho citato sono state emanate apposta per evitare che qualcuno possa impedirvi di esprimere (auspicabilmente in termini civili, educati e corretti) quello che pensate. 
Condivido il malanimo e il nervosismo di chi reputa che certe critiche siano totalmente inutili e fini a sé stesse, ma la soluzione non può a mio avviso passare attraverso una censura che finirebbe per imbavagliare sia chi critica senza un motivo, sia chi lo fa con cognizione di causa.

Ely  


venerdì 8 maggio 2015

MITOLOGIA CHE PASSIONE



MITOLOGIA CHE PASSIONE


Damian è un principe degli Dei, un guerriero nato, e nella sua vita difficile fatta di omicidi e solitudine non c'è mai stato posto per l'amore. 
Questo fino a quando non gli viene ordinato di proteggere Sofia, una ragazza particolare sotto molti punti di vista... 

Mitologia à gogo, tanta azione, uno stile frizzante e una trama originale... ecco gli elementi che fanno de La Chiave di Poseidone di Thalia Mars, un romanzo particolare e avvincente. 
Sin dalle primissime pagine intuiamo che gli stereotipi sono banditi, infatti Damian, di professione serial killer con pochi scrupoli e ancor meno senso morale, è molto lontano dal classico "bravo ragazzo" presente in tantissimi Paranormal Romance e Young Adult.
Allo stesso modo Sofia non è esattamente una ragazza fragile e insicura, dato che sin da piccola ha dovuto badare a se stessa ed alla madre alcolizzata.
Tuttavia, al di là dei personaggi ben caratterizzati e della trama interessante, quello che fa davvero la differenza in questo libro è l'abilità della Mars nel riuscire a gestire il tutto per quasi ottocento pagine, avvalendosi in modo intelligente di tutti gli escamotages per catturare e mantenere l'attenzione del lettore.
Dai cambi di POV, all'introduzione di nuovi personaggi, che all'inizio sembrano semplici comprimari, ma poi man mano si evolvono diventando veri e propri co-protagonisti, fino a una narrazione in bilico tra passato, presente, e futuro con flashback e flashforward che aiutano a comprendere meglio sia la storia che le motivazioni dei protagonisti.
Ovviamente anche La Chiave di Poseidone non è immune da qualche difetto, come la tendenza dell'autrice a dilungarsi un po' troppo in alcuni passaggi, o a ribadire concetti già chiari. 
Ciò nonostante, vedere un'esordiente riuscire a portare a termine con successo un progetto così ambizioso, cercando di curare al massimo anche la formattazione e la correttezza lessicale, davvero non è una cosa comune. 
Complimenti a Thalia dunque, che con questo esordio ho dimostrato di meritare in pieno consensi ed attenzione. 


Ely




  

lunedì 20 aprile 2015

NUOVI TALENTI IN CIRCOLAZIONE...




NUOVI TALENTI IN CIRCOLAZIONE...

Elydia è una ragazza come tante, il cui unico desiderio è quello di vivere la propria vita liberamente. 
Tuttavia non può farlo, perché possedendo il dono raro della Magia è costretta a coltivarlo, ma crescendo imparerà prima a conviverci e poi pian piano ad amarlo come una parte di sé...


Guido De Palma, scrittore milanese da poco sbarcato su Amazon, è ancora poco conosciuto tra gli amanti del Fantasy e dello Young Adult. 
Eppure, in Odio La Magia racconto per altro abbastanza breve, ci sono tutti gli elementi che caratterizzano un autore di grande talento.
Prima di tutto abbiamo uno stile fluido, pulito e curato, in grado di catturare l'attenzione del lettore, senza sembrare né troppo pesante, né tanto meno privo di spessore.
Abbiamo poi una storia scorrevole e ben fatta, che pur facendo parte di un progetto più ampio (la saga di Ankan), comunque è dotata di una propria identità e coerenza.
Da ultimo, abbiamo dei personaggi accattivanti e realistici, in grado di stupire, emozionare, commuovere... senza mai ricorrere a volgarità gratuite o stereotipi triti e ritriti. 
Leggendo Odio La Magia si può percepire chiaramente la differenza abissale esistente tra chi si improvvisa scrittore dalla sera alla mattina, senza curare nulla in particolare, e chi, come De Palma, ha fatto della scrittura un lavoro preciso, meticoloso e costante, cercando di limare al massimo le proprie opere per ottenerne il meglio. 


Ely